Giovanni Scarafile

Dai segni del cambiamento al cambiamento dei segni

In editoriale on 1 September 2017 at 10:29 PM

EDITORIALE

Giovanni Scarafile

Una pagina tratta dal Systema Naturae di Carl von Linnè

1. Carl von Linnè, celebre medico e naturalista svedese, nel 1735 pubblicò il Systema Naturae, un’opera che sarà universalmente ricordata perché in essa per la prima volta il mondo naturale viene classificato in regno animale, vegetale e minerale. Nella sua prima edizione, l’opera includeva 549 specie. Nel 1766-68, quando fu preparata l’ultima edizione, le specie erano diventate 7000 e le pagine del volume erano lievitate da 10 a 2300. Sembrerebbe un dato privo di particolare significato, eppure secondo alcuni studiosi (Weingart 2010), proprio in questo dato, è ravvisabile il passaggio dall’antico al moderno. Ma come, generazioni di studenti hanno sudato le sette camicie sui testi di Heidegger – solo per citare uno dei filosofi più famosi – per capire l’avvento della modernità, fatta coincidere con l’avvento della capacità di rappresentarsi il mondo, ed ora quello stesso paradigma sarebbe contenuto in un evento editoria- le di così poco conto?

In realtà, l’avere più dati porta con sé l’esigenza di organizzare quei dati. Paradossalmente, più dati significa meno dati da gestire, se sei in grado di escogitare un metodo per maneggiare le informazioni. L’aumento dei dati a disposizione, sperimentata da Linnè, non è allora solo una questione quantitativa. È il gate attraversando il quale il metodo della concettualizzazione matematica degli oggetti comincia ad essere riferito ad altri campi del sapere.

2. Siamo propri sicuri che una tale estensione da un campo all’altro funzioni? Chi ce lo garantisce? Quali antidoti esistono? Domande del genere devono essersele poste coloro che hanno assistito a questa evoluzione, nient’affatto scon- tata. La scienza inizia a rivendicare una validità su ambiti sempre più vasti e, come contrappeso, viene delineandosi il ruolo arbitrale di coloro cui è demandato il compito di vigilare.

E così, gli scritti, gli articoli, i libri diventano sempre più specializzati. Non ci si rivolge più al pubblico, ma ai colleghi studiosi. È il periodo in cui sorgono le società scientifiche interne a ciascu- na disciplina. Secondo Hermann von Helmholtz, noto medico e fisiologo tedesco, vissuto alla metà dell’Ottocento: «Ogni singolo ricercatore è indotto a sce- gliere una sempre più piccola area come suo luogo di lavoro e può soltanto man- tenere una conoscenza incompleta delle aree vicine» (Weingart 2010: 7). L’ideale dell’unità del sapere non scompare del tutto, ma esso comincia ad apparire come chi si ostini a ballare il twist mentre ascolta i ritmi tipici dell’electro-house. Essere fuori tempo, potremmo anche dire.

3. Le forme della comunicazione scientifica (prosa e struttura degli articoli scientifici, per esempio) non sono decisi dal caso, né sono eterni. Essi scaturiscono dai particolari bisogni di un periodo. Nell’editoriale Preparation of Abstracts, pubblicato nel 1920 sull’Astrophysical Journal, Gordon Scott Fulcher, uno studioso noto soprattutto per le sue ricerche sulla viscosità, suggeriva il metodo di far precedere ciascun articolo scientifico da un abstract, “preparato dall’autore e consegnato con il manoscritto”. L’inserimento di un abstract è diventato per noi del tutto consueto, ma non era così quando Scott Fulcher scriveva. La sua idea, che avrebbe di fatto rivoluzionato il modo scientifico di pubblicare un articolo, era una novità assoluta e scaturiva dalla necessità di consentire agli scienziati di individuare velocemente il tipo di contenuto più confacente alle proprie ricerche, escludendo articoli meno pertinenti.

4. Esaminando in una ricerca pluriennale un campione significativo di articoli scientifici scritti dal 1600 al 1900, Alan Gross, Joseph Harmon e Michael Redy hanno provato ad individuare la linea selettiva seguita dalle forme di espressione. Per descrivere tale progressione occorre fare riferimento ai tre elementi costitutivi di un contributo scientifico. Si tratta dello stile, della presentazione e dell’argomentazione.

a) Lo stile indica ogni caratteristica di un testo il cui focus è formato dalla sin- tassi delle frasi o dalla scelta delle parole.

b) La presentazione indica i modi in cui il testo è organizzato ed in cui sono mostrati i dati in esso contenuti.

c) L’argomentazione indica l’insieme dei mezzi impiegati per supportare le affermazioni.

Dalla disamina di centinaia di articoli scientifici dal 1600 al 1900 emerge un triplice referto:

  1. nel corso dei secoli ed in modo costante, lo stile si adatta per consentire alla mente del lettore di concentrarsi sulle cose;
  2. nel corso dei secoli ed in modo costante, si assiste allo sviluppo di stile e presentazione per far fronte ad una crescente complessità;
  3. nel corso dei secoli ed in modo costante, le rappresentazioni visive sono progressivamente integrate con gli argomenti.

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