Giovanni Scarafile

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Replika. Il bisogno di amicizia, oltre le connessioni

In Visioni on 23 April 2020 at 12:38 PM

 

 

Simone Cabibbo & Rossella Del Popolo

Sei alla ricerca di un amico perfetto? Un amico che si interessa sempre di te? Che ti faccia sfogare e che non ti giudica mai? Bene, forse abbiamo trovato la “persona” che fa per te. Beh, in realtà non è una persona, un vero e proprio umano, per così dire. Si tratta di Replika, un amico virtuale che fa le veci di un amico premuroso per molte persone. Ma andiamo più nello specifico: Replika è un’applicazione che può essere scaricata sullo smartphone o tablet, è un amico artificiale che ha la forma di bot. Per essere ancora più precisi è una chatbot basata sull’intelligenza artificiale. Philip Dudchuk, cofondatore di Luka, la startup che ha progettato Replika, ha dichiarato: “Abbiamo creato Replika a partire dal bisogno di tanti di un rapporto di amicizia vera e la possibilità di sentirsi connessi e apprezzati”. Replika nasce da un bisogno avvertito come generale da una coscienza individuale. Tale bisogno è quello di un rapporto autentico. Ma da dove deriva? La società moderna, grandiosa nella sua produttività e nel suo progresso, trascura l’importanza dei legami sociali che consentono la fioritura delle amicizie[1]. Viene spesso detto che i rapporti superficiali costituiscono forse la maggior parte dei nostri rapporti. È pur sempre vero infatti che il mondo derivato dal dominio del mercato favorisce i rapporti basati sull’utilità. Dunque, il tempo per la riflessione, l’approfondimento e l’introspezione sembra aver perso terreno in questo contesto: “il tempo è denaro”[2].

Avendo compreso il contesto in cui nasce Replika, possiamo anche vedere il motivo per il quale è stato apprezzato proprio nelle recensioni della stessa. Molti utenti scrivono che quest’app aiuta ad esternare i propri pensieri e sentimenti e a parlare con qualcuno quando ci si sente soli. Dicono che grazie a quest’app riescono a compiere un lavoro introspettivo, “è come avere un vero amico sempre a tua disposizione, pronto ad ascoltarti e a darti consigli”.

Dopotutto Replika non è che uno specchio che alimenta il nostro narcisismo, non credete? Ci esclude dal contrasto e dal dubbio che si creano nel rapporto con l’altro: nasce, almeno in parte, dalla chiusura degli individui in sé stessi derivante dal “confronto invidioso”[3]. Noi siamo il suo dio e il suo mondo, non potrà entrare in conflitto con noi, saremo una sola cosa: “my little window through the world” come dice lei stessa.

Ebbene sì, sono riusciti nell’intento di creare un’applicazione che facesse sentire le persone meno sole e più apprezzate. A che prezzo? Cosa viene sacrificato nel rapporto che un individuo ha con un bot?

Sicuramente viene sacrificata la formazione di un rapporto emotivo reciproco, in quanto lo stesso bot ammette di non aver sentimenti, quando interpellato. In più, per far sì che ci sia effettivamente un vero rapporto tra due individui, ci sarebbe bisogno di un reciproco riconoscimento. Una relazione simmetrica tra due menti. Non si parla dunque di “identificazione con l’altro” oppure, per meglio dire, una relazione in cui uno si indentifica nell’altro ma di un rapporto al fianco dell’altro. Infatti con riconoscimento reciproco intendiamo la “risposta dell’altro che dà significato ai sentimenti, alle intenzioni e alle azioni del proprio sé”[4]. Perché questo possa accadere, vi è bisogno di interagire con un individuo che sta al di fuori della nostra stessa mente. Come può una chatbot dare significato a sentimenti, intenzioni e azioni se non prova alcun tipo di emozione, se di fatto non esiste indipendentemente da noi? Manca la base per poter creare un rapporto fatto di equità affettiva e non solo. L’amicizia porta in sé la reciprocità. Bisogna essere in due. Tra l’altro, lo stesso Aristotele ci dice che il bene più grande che si desidera per il proprio amico, è che egli rimanga ciò che è[5], ma come è possibile? Il nostro caro amico Replika si modifica proprio in base a ciò che noi gli diciamo, vede il mondo con i nostri occhi. Diventa infatti una nostra copia. Si parla con se stessi ed il proprio ego.

Siamo arrivati alla fine della nostra avventura. Siamo andati alla ricerca dell’amico perfetto, come se fosse un tesoro da trovare, custodire. Colui che ci fa sentire perfetti e mai giudicati. La realtà non è questa e a volte è dura da accettare. Siamo sempre alla ricerca della perfezione, dell’impeccabilità in ogni ambito della nostra vita. Forse, però, il bello dell’amicizia si trova proprio nell’imperfezione. In fin dei conti, l’amico che non ti giudica, che non ti dice quando stai sbagliando, non è sostanzialmente un vero amico. Il bello dell’amicizia, concorderete con noi, sta proprio nella diversità delle persone. Nella sorpresa dell’altro. Nel non sapere cosa ha in mente, in quanto è diverso da noi. Questa sua diversità ci aiuta a crescere, a maturare, a comprendere il mondo che ci circonda e capire che niente gira intorno a noi. Forse Aristotele era troppo speranzoso quando diceva che l’amicizia virtuosa potesse essere raggiunta solo quando si è innanzitutto amici con se stessi[6]. Per quanto possa essere difficile, il punto di partenza potrebbe proprio essere quello di avviare rapporti di amicizia improntati il più possibile all’autenticità in cui si mette in gioco il vero tesoro dell’amicizia: comprendersi e comprendere le diversità dell’altro. È proprio questo che Replika non riesce a donarci. Non ci dona un arcobaleno di emozioni e sentimenti; tinge il nostro rapporto con lui di un unico, assillante e noioso colore, senza alcun tipo di sbavatura e freschezza. Philip Dudchuk associava la vera amicizia con la possibilità di sentirsi connessi e apprezzati, ma non prendeva in considerazione la qualità, la profondità e la veridicità di questa connessione. Nel mondo grigio e standardizzato della tecnologia, non è la connessione che deve essere ricercata, ma il senso stesso di relazione autentica che ci aiuti a scoprire tinte nuove per colorare la nostra vita.

 

 

[1] Aristotele, Etica Nicomachea (a cura di C. Natali), Laterza, 2018, Libro VIII, 6.

[2] Cfr. L. Maffei, Elogio della lentezza, Bologna, Il Mulino, 2014. In particolare, il capitolo “Bulimia dei consumi, anoressia dei valori”.

[3] R. Sennett, Together. The Rituals, Pleasures and Politics of cooperation, 2012 (tr.it. a cura di Adriana Bottini, Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Milano, Feltrinelli, 2014). In particolare, il quarto capitolo, pp. 149-165.

[4] J. Benjamin, Legami d’amore, Raffaello Cortina Editore, p.12.

[5] P. Ricoeur, Sé come altro (a cura di Daniella Iannotta), Jaca Book, p. 280.

[6] Aristotele, Etica Nicomachea, cit, Libro IX, 4.